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AGNI E SOMA: LA CHIAVE DEI PROCESSI YOGA

Tutte le scienze vediche e yogiche – dall’Ayurveda all’astrologia vedica allo Yoga hanno come fulcro i due principi fondamentali di Agni e Soma.
Questo vale anche per il Tantra ,Agni e Soma sono, per così dire, lo yin e lo yang del pensiero yogico.Come lo yin e lo yang, fanno riferimento a una serie di opposti applicabili a vari differenti livelli che, di fatto, abbracciano la fondamentale dualità inerente alla creazione. Agni significa, letteralmente, fuoco. Eppure Agni non è soltanto l’elemento fuoco in sé, ma tutto ciò che si può associare simbolicamente al fuoco: calore, energia, austerità, illuminazione e, in ultima analisi, la consapevolezza stessa. Agni provoca crescita, espansione, ascensione e trasformazione. E’ il fuoco celato nelle cose terrene che si sprigiona e sale al cielo. Agni è lo spirito nascosto nella materia, la coscienza celata nei suoi rivestimenti materiali.
Soma, al contrario di Agni, ha attinenza con l’elemento acqua, lo stato liquido della materia, la cui forma di luce è la Luna. Soma svolge un’azione rinfrescante, consolidante e conservatrice. Agni è il divoratore, il fruitore e goditore, mentre Soma è collegato al cibo stesso, e quindi rappresenta ciò di cui si può godere. Soma significa nettare,ambrosia, amrit, che vuol dire anche “immortale”. Si riferisce a quanto ci fa espandere e gonfiare di gioia, permettendo alla nostra essenza di manifestarsi ed esultare. La gioia della generazione e della creazione è parte della gioia di Soma. Ma Soma è anche la bellezza e la gioia della meditazione, dove l’essenza più intima, la delizia della coscienza, si manifesta pienamente.

Le sorgenti e i poli del Prana

L’uomo è permanentemente soggetto all’impatto delle energie del cosmo che rovescia su lui torrenti di prana. Il sole ne è la sorgente più vicina, e i raggi cosmici esercitano sugli esseri viventi un’influenza importantissima. D’altro canto, la terra, che assorbe e immagazzina questa energia, costituisce un secondo polo. L’organismo umano, vibrante sistema elettrico, è la sede di incessanti scambi con le energie cosmiche e telluriche che lo circondano. Deve evitare di isolarsene gelosamente dietro schermi quali muri, finestre, indumenti e calzature. I polmoni e la pelle sono le nostre superfici di scambio con il mondo esterno, sono delle vere e proprie spugne per l’elettricità, e conducono questo prana fino alle cellule. il nostro stato mentale è strettamente collegato alla qualità del prana interno. Poichè siamo in grado di influenzare la corrente del prana attraverso il nostro respiro, la qualità della respirazione influenza il nostro stato mentale e viceversa. Nello yoga utilizziamo questo rapporto per raccogliere più prana e farlo circolare liberamente all’interno.

Vari testi definiscono il prana come l’amico del purusha (la coscienza), e vedono nello scorrere del prana il purusha in atto. Poiché il grado di chiarezza creato dalla forza del purusha è in rapporto diretto con il nostro stato mentale, diventa evidente il rapporto tra la mente e il prana. Il prana che è l’espressione del purusha è sia interno che esterno al corpo. Più una persona è appagata, più sta bene, e più ha prana interno. Più una persona sta male, più prana va disperso e perduto. Una definizione di yogi è ” colui che conserva il prana all’interno del corpo.” Il pranayama serve a ridurre la quantità di prana che si disperde all’esterno, fino a impedirne del tutto la fuoriuscita. Lo stato della mente influenza il respiro. Se la mente è agitata il respiro diventa più corto e superficiale; se la mente è tranquilla, il respiro diventa più lungo e profondo. Per agire sul prana, dobbiamo agire sulla mente. Molte azioni agitano la mente causando la fuoriuscita del prana dal corpo. La pratica quotidiana del pranayama inverte il processo, e a un cambiamento del respiro corrisponde un cambiamento nella mente. Quando la mente è chiara come il cristallo, niente può disturbare il corpo; non ci sono scorie residue. Se invece avvertiamo in noi esitazione, scontentezza, indecisione per paura di sbagliare, e così via, capiamo che dentro di noi sono presenti dei blocchi. Questi blocchi non sono solo nel corpo, ma anche nella mente, nella coscienza. Qualsiasi tipo di scorie ha la sua causa prima in avidya, cioè nell’errata comprensione.

Agni, Soma ed Energia Sessuale

Lo Yoga non opera con l’energia sessuale a scopo puramente godereccio, né procreativo; la sua meta è l’illuminazione della coscienza. A questo proposito, Agni, il fuoco, è pertinente all’energia femminile, Shakti. Soma, l’acqua, è l’energia maschile, Shiva. L’energia sessuale maschile, il liquido seminale, è lunare e fredda, mentre l’energia sessuale femminile, che è rossa e collegata al sangue, è solare e calda.
In termini alchemici, l’energia sessuale femminile è lo zolfo, mentre l’energia maschile è il mercurio.
Lo Yoga mira a unire Agni e Soma, ovvero i principi maschile e femminile della nostra natura. Possiamo notare, tuttavia, che l’energia sessuale è l’opposto della normale polarità corporea. Il maschio, generalmente, rappresenta il fuoco, e la donna l’acqua, proprio come il temperamento maschile è solitamente più caldo e aggressivo rispetto a quello della donna, più fresco e ricettivo.
Nel sistema riproduttivo, queste polarità si invertono. La ragione è che l’energia sessuale rappresenta quella parte del sesso opposto che, contenuta in noi, cerca di ricongiungersi a un essere della sua stessa natura. Il fuoco sessuale nella femmina è la porzione di energia maschile contenuta nella sua natura che naturalmente è pertinente all’acqua. L’acqua sessuale del maschio è, analogamente, la porzione di energia femminile contenuta nella sua natura che naturalmente è più pertinente al fuoco. Ciascun opposto contiene in sé il seme stesso del suo opposto. Il desiderio sessuale cerca di ristabilire lo stato originale dell’unità.
Lo Yoga Tantrico mira a unificare le energie maschili e femminili. Questa è la base dell’integrazione e della trasformazione della psiche.
Le forme esterne dello Yoga Tantrico utilizzano partner maschili e femminili per pratiche sessuali vere e proprie. Le pratiche del Tantra più interne e più specificamente yogiche, uniscono le energie maschili e femminili all’interno della psiche, e non necessitano di partner esterni.

Secondo l’Ayurveda sono 7 i tessuti di cui il corpo fisico è composto, questi sono il prodotto del cibo assimilato:

  1. plasma
  2. sangue
  3. muscolo
  4. grasso
  5. ossa
  6. midollo e tessuto nervoso
  7. tessuto riproduttivo

II fluido riproduttivo è l’ingrediente più potente del corpo, è il prodotto finale del processo digestivo. Sebbene presente in quantità inferiore rispetto agli altri tessuti, ha l’energia più forte. Può produrre nuova vita e ha la capacità di rinnovare la vita all’interno del corpo stesso. L’energia del tessuto riproduttivo è indispensabile per ottenere qualsiasi trasformazione interiore. Nell’esperienza ordinaria, l’energia sessuale è rivolta verso l’esterno, con obiettivi legati alla procreazione e al piacere, mentre nella pratica dello Yoga, questa stessa energia è diretta verso l’interno, con l’obiettivo di vivificare il corpo e sviluppare la coscienza superiore. Affinché questo processo interiore possa avere luogo, è necessario che le energie sessuali cambino sede, rispetto alle sedi ordinarie. Non sono le energie sessuali in uscita che si uniscono, ma le loro controparti sottili. Solo facendo ascendere alla testa una sufficiente quantità di fluido riproduttivo, e solo portando l’energia della consapevolezza alla base della spina dorsale, solo allora si sarà pronti per l’esecuzione delle pratiche più avanzate dello Yoga. Il fluido riproduttivo deve essere distillato – processo durante il quale il fluido sale al cervello e diventa Soma. A tal fine, è necessario abbandonare ogni desiderio di piacere personale, offrendo il desiderio stesso al fuoco interno dell’aspirazione al Divino. Il nostro Soma, o desiderio di appagamento, deve essere indirizzato nuovamente, dalla sua fissazione sul mondo esterno e sui centri inferiori del corpo, al Terzo Occhio. Al contrario, Agni, il fuoco, o potere di percezione e attenzione deve essere indirizzato dalla testa alla base della spina dorsale. dalla fissazione sul mondo esterno tramite i sensi, alla sua connessione con la sorgente in-terna della vitalità. E necessario, a tal fine, calmare l’attività febbrile della mente, sottraendoci agli stimoli sensoriali che mantengono l’energia inquisitiva nella testa, e scoprendo la percezione profonda celata alla radice dell’inconscio. Esistono numerose pratiche Yoga che facilitano la purificazione dell’energia sessuale. Soprattutto se unite alla coltivazione della devozione, alle Asana e a Pranayama, possono essere usate per dirigere verso l’alto il fluido riproduttivo. Anche i mantra e la meditazione, come pure la musica e il canto, possono aiutare a rivolgere il fuoco mentale interiormente, e verso il basso.Nada e Bindu Agni, il fuoco, è analogo a Kundalini, che risiede alla base della spina dorsale. Soma, la Luna, si rapporta al nettare immortale, Amrit, che risiede nel Chakra della Corona. Nello Yoga Tantrico, il fuoco sale, e scioglie il nettare immortale. Quando raggiunge il Chakra della Corona, il fuoco si unisce a Soma, la Luna, rappresentando l’unione di Shiva e Shakti. Il fuoco, Shakti, ascende per unirsi con Soma, Shiva. In termini semplificati, Agni, il fuoco, rappresenta la nostra aspirazione spirituale, il moto ascendente della mente che cerca il Divino. Soma rappresenta la discesa della Grazia Divina. Entrambi i fattori sono necessari, e l’uno serve a completare e sostenere l’altro. Agni è imparentato con Nada, la vibrazione sonora originale, che ha moto ascendente. Soma è imparentato con Bindu, la goccia-punto della pura consapevolezza, che ha moto discendente. Il gioco esistente tra Nada e Bindu crea l’intero universo. Di nuovo, questi sono Shakti e Shiva. Nada è anche l’energia femminile della devozione e dell’aspirazione intensa, mentre Bindu è l’energia maschile della percezione fresca e chiara. Nada aumenta lavorando con il suono e il mantra. Bindu aumenta lavorando con la percezione e la meditazione.
Tra le dualità fondamentali di Agni e Soma, si trova un terzo principio. Quando due opposti si uniscono, si crea una progenie. Agni e Soma, come fuoco e acqua, si uniscono per creare Vayu, il vento, l’aria. Le forze cosmiche maschili e femminili, il padre e la madre, si uniscono per creare un bambino, che è la vita o Prana. Mentre nell’attività sessuale ordinaria la vita creata si trova fuori da noi stessi, nella pratica dello Yoga è la nostra stessa energia vitale interna, o spirituale, che viene creata. Si manifesta una nuova dimensione della vita, una realtà creativa di coscienza che supera i limiti della forma fisica.
Secondo il Tantra, Vayu dimora nel Chakra del Cuore, il chakra relativo all’elemento aria. Lo stato di unione tra Agni e Soma stimola l’apertura di questo chakra. Generalmente, il Tantra attribuisce Agni ai primi due chakra, quelli della Terra e dell’Acqua. Vayu presiede ai due chakra successivi di fuoco e aria. Soma si occupa dei due chakra più alti, quelli dell’etere e della mente.

I Dosha sottili di Prana, Tejas, e Ojas

I tre umori non esistono soltanto a livello grossolano, ma anche a livello sottile. Le essenze sottili, o mentali, dei tre umori biologici di Vata, Pitta, e Kapha, sono Prana, Tejas e Ojas. Trattandosi di termini tecnici, non possiamo attribuire precisi significati equivalenti in lingua italiana, se non collegandoli alle energie spirituali degli elementi stessi. Possiamo definirli in questo modo:

  1. Prana – che significa forza vitale, o respiro come Vata, è l’energia dell’aria, ma nella sua forma mentale, o sottile; è la capacità di spostare i pensieri e le percezioni.
  2. Tejas – che significa fuoco, o radianza come Pitta, è l’energia del fuoco, o della digestione, ma nella sua forma sottile, o mentale; è la capacità di digerire idee ed emozioni.
  3. Ojas – che significa forza sottostante come Kapha, è l’energia dell’acqua, ma nella sua forma sottile, o mentale, come serbatoio di energia fluida dell’intero essere psico-fisico; è la nostra innata capacità di esercitare pazienza e resistenza mentale.

Possiamo chiamare Prana, Tejas, e Ojas le energie sottili, o spirituali, dei rispettivi elementi di aria, fuoco e acqua. Sono gli elementi nelle loro forme sublimate e impregnate dell’energia della coscienza; non sono più gli elementi fisici. Sono più vicini agli elementi sottili, che nel corpo astrale esercitano un’azione vitale e mentale, pur essendo leggermente diversi anche da questi. Potremmo, forse, più facilmente metterli in relazione agli elementi causali, le energie radicali della manifestazione sia nello stato dotato di forma, che in quello privo di forma. Contengono i poteri dei Tanmatra, i potenziali sensoriali di base.
Prana, Tejas e Ojas sono, in ultima analisi, il riflesso manifesto dell’Assoluto nella sua natura triplice di Essere-Coscienza-Beatitudine (Sat-Cit-Ananda). Il Prana deriva da Sat, o puro Essere, in qualità di volontà di vivere eternamente, del desiderio di sperimentare la pienezza della vita, che consiste nel diventare tutt’uno con la vita stessa. Tejas deriva da Cit, o pura Coscienza, in qualità di volontà di conoscere la verità, di avere una conoscenza assoluta, che corrisponde a conoscere l’intero universo in se stessi. Ojas deriva da Ananda, o pura beatitudine, in qualità di volontà di essere eternamente e perfettamente felici, che consiste nel trovare appagamento in ogni cosa.

  1. Essere -Prana o Aria -Vita
  2. Coscienza-Tejas o Fuoco-Luce
  3. Beatitudine-Ojas o Acqua-Amore

Queste corrispondono a Ojas (mente), Prana (respiro) e Tejas (parola).

  1.  Cibo e mente Ojas
  2.  Acqua e respiro Prana
  3.  Fuoco e parola Tejas

Ojas è l’essenza fluida fondamentale, derivata dal cibo, che sostiene e stabilizza la mente, in particolare la natura emozionale. Il fluido riproduttivo diventa Ojas, che diventa a sua volta la sostanza della mente. Prana si riferisce, qui, al Prana principale, originario, e non alle sue diversificazioni relative alle funzioni corporee. Il Prana risiede nei fluidi che immettiamo nel corpo e che fungono da veicolo per esso. Si può notare che l’acqua contiene Prana – energia vitale. Per questa ragione, l’Ayurveda raccomanda di usare acqua fresca e pura, che sia stata aerata (per aumentarne il Prana).
La parola ha una natura di fuoco, e si riferisce a Tejas. Il calore e la luce che immettiamo nel corpo, particolarmente sotto forma di impressioni sensoriali, ci consentono di esprimere e articolare la parola.

Posizione dei Dosha Sottili nel Corpo

Prana, Tejas, e Ojas hanno collocazioni specifiche nel corpo sottile, dove ha origine la loro attività fondamentale. Fuoco o Tejas, risiede nella Terra, il Chakra della Radice, o Muladhara, alla base della spina dorsale. Questo chakra è la somma dimora della parola, dove risiede Para Vak, lo stato supremo della parola. Agni, Vayu e Soma.
Questi stessi principi sono spiegati nella tradizione vedica più antica come tre principali divinità vediche: Agni (fuoco), Vayu (vento) e Soma(nettare o la Luna). Agni, come fuoco, corrisponde a Tejas. Vayu, come aria, corrisponde a Prana (chiamato anche Vata nei Veda). Soma, come acqua, corrisponde a Ojas.Agni, Vayu e Soma hanno le stesse corrispondenze di Tejas, Prana, e
Ojas. Agni corrisponde alla parola (Vak), e Vayu (Indra) è il Prana, Soma detto anche amrit, o nettare immortale, come Ojas, è l’essenza dei fluididel corpo (soprattutto del fluido riproduttivo, o Shukra). Nel pensiero vedico, Soma si riferisce anche alla mente (manas). Ma Agni, Vayu e Soma sono più sottili di Tejas, Prana e Ojas e fanno riferimento più specificamente a questi tre principi nel momento in cui sono attivati dalle pratiche Yoga. Ojas, sublimato, diventa Soma, il nettare dell’immortalità. Tejas, concentrato, diventa Agni, il potere della percezione della verità. Prana, universalizzato, diventa Vayu, o Indra, l’energia dell’essere cosmico.o Buddhi, è il guidatore del carro. L’ego ci fa perdere il controllo dei cavalli, ponendoci sotto l’influsso del mondo esterno. Il Sé conferisce la capacità di controllare i cavalli, facendoci superare le influenze esterne.

Prana, Tejas, e Ojas esibiscono vari sintomi, all’interno del nostro sistema psicofisico, che ci consentono di monitorarne la condizione. Poiché la pratica dello Yoga, solitamente, sviluppa simultaneamente sia Prana, che Tejas, che Ojas, esiste il pericolo di possibili effetti collaterali causati dall’aumento sproporzionato di uno solo di essi. Affinché lo Yoga sia praticato in modo sicuro e protetto, tutti e tre devono mantenere un equilibrio dinamico. È possibile che, temporaneamente, tutti e tre i fattori attraversino fasi di carenza o di eccesso. Molte condizioni, considerate squilibri relativi a pratiche meditative e a Kundalini sono in realtà squilibri di Prana, Tejas e Ojas. Dovremmo cercare di scoprire se Prana, Tejas, e Ojas sono sufficienti, o se il loro stato è troppo pieno, o troppo vuoto.

Segni di Prana, Tejas e Ojas sufficienti

Prana
Il Prana è sufficiente quando il respiro è profondo e pieno, quando il corpo è percepito come leggero e pulito, quando le membra sono sciolte e il movimento è facile, quando la capacità di ascoltare è ben sviluppata, quando vi è grande vitalità e capacità di azione, e quando si è in grado di comprendere la coesistenza di differenti punti di vista.

Tejas
Tejas è sufficiente quando il corpo è in grado si sopportare il freddo, quando la pelle è luminosa, quando gli occhi sono brillanti, quando la parola e la percezione sono chiare e il potere della visualizzazione è buono, quando giudizio e discriminazione prevalgono, quando il potere della ragione è elevato, e quando si è autonomi, coraggiosi e liberi da delusioni, aspettative, dipendenze emotive e paura.

Ojas
Ojas è sufficiente quando il sistema immunitario è forte, quando vi è abbastanza energia nel sistema riproduttivo, quando la mente e le emozioni sono calme e salde, quando si manifestano resistenza, stabilità, equanimità e assenza di paura, e quando vi sono fede, amore, devozione, abbandono e pazienza.

Segni di Prana, Tejas e Ojas eccessivi

Prana
Un eccesso di Prana può causare perdita del controllo mentale, nonché del coordinamento sensoriale e motorio, con possibili tremori e momenti erratici. Ci si sente fluttuare nello spazio, senza radici, come se stesse perdendo il senso di identità o di sanità mentale. Possono vericarsi ansia e palpitazioni, come pure insonnia e un senso generale squilibrio, o di iperventilazione.

Tejas
Un eccesso di Tejas causa una mente esageratamente critica e discriminante, con possibile delirio, mal di testa e sensazione di bruciore alla testa e agli occhi. La chiarezza è eccessiva, nel senso di distruttiva, e si può rimanere intrappolati in dinamiche di dubbio e negatività. Collera, irritabilità, e senso di inimicizia sono possibili. Dal punto di vista spirituale, è possibile diventare manipolatori, dominatori, critici negativi nei confronti degli altri, subire delusioni nei confronti del nostro stesso potere, e della nostra conoscenza, vivendo stati di paranoia.

Ojas
Un eccesso di Ojas causa pesantezza e ottusità della mente, ma anche troppo autocompiacimento, che allontana la volontà di cambiare, o di crescere. Generalmente, un eccesso di Ojas non è un problema, rispetto all’eccesso di Prana, o di Tejas, che sono invece fattori principali di disordine mentale. Un Prana elevato (aria in eccesso) prosciuga Ojas, mentre Tejas (fuoco in eccesso) lo brucia. Gli stati di eccesso di Prana di Tejas compaiono solitamente con un abbassamento di Ojas.

Segni di Prana, Tejas e Ojas carenti

Prana
Quando il Prana è carente, il respiro è corto e veloce, il corpo è percepito come pesante, manca la vitalità e la capacità di lavorare, si diventa letargici, apatici, pigri e indolenti. Mancano energia mentale, entusiasmo e curiosità. La forza vitale e l’energia di guarigione sono basse; non si lascia entrare energia nuova nella propria vita. Mente e sensi diventano offuscati, privi di motivazione. Le attitudini diventano conservatrici e rigide, e si cade sotto il dominio del passato.

Teias
Ouando Tejas è carente, il corpo è freddo, la pelle è pallida, gli occhi non brillano, la parola e la percezione sono annebbiate e confuse; giudizio e discriminazione sono poco chiari. Si diventa irrazionali, creduloni, pieni di fantasie irreali. Quando Tejas è troppo basso, ci manca la capacità di chiedere, o di discriminare. Tendiamo ad accettare le cose senza sottoporle a giudizio, e perdiamo la capacità di digerire le esperienze, e di imparare da esse. Mentalmente, diventiamo troppo passivi e impressionabili, e sovente finiamo sotto il controllo degli altri.

Ojas
Ouando Ojas è carente, il sistema immunitario è debole, le secrezioni riproduttive sono scarse, la mente e le emozioni sono instabili, tendiamo a essere facilmente turbati da rumori, o da luci, si manifestano ansia, impazienza e insonnia. Quando Ojas è troppo basso, non abbiamo fiducia in noi stessi, siamo incapaci di concentrarci, la memoria scarsa e la fede assente. Non vi sarà coerenza tra i nostri pensieri, nè equlibrio nelle nostre emozioni. Esaurimento nervoso e dissesto mentale diventano possibili.

Divinità Tantriche per Prana, Tejas, e Ojas

Le Dieci Grandi Forme di Saggezza della Dea si riferiscono ai tre principi di Prana, Tejas e Ojas, e possono essere usate come strumenti per sviuppare tali principi. Il sistema tantrico collega tutti e tre i principi alla Dea, perché la Dea è Yoga Shakti, il potere da cui scaturisce lo Yoga.
PRANA è Kali, che è anche il tempo, il movimento e la trasformazione.
TEJAS, il fuoco della radice , è anche detto Bhairavi, in virtù della sua natura focosa.
OJAS, il nettare sottile, è chiamato Sundari, in virtù della sua natura beata.
Il movimento dello Yoga Tantrico si verifica tra le due forme triplici della Madre: Tripura Bhairavi (il terrore dei tre mondi), che esiste sotto forma di Kundalini nel Chakra della Radice (il verbo supremo, o Para Vak), e Tripura Sundari (la bellezza dei tre mondi), che esiste come Soma nel Chakra della Corona (il supremo potere della coscienza, o Para Shakti).
Kali risiede nel cuore, a metà strada, per facilitare la loro integrazione. Tra le Dieci Dee di Saggezza, queste sono le tre più importanti. La loro adorazione costituisce un altro mezzo per ottenere il controllo di questi tre principi. Le altre forme delle Dee di Saggezza fanno riferimento ai processi del corpo sottile.

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Il Bosco – Yoga e Natura

Benvenuti nel Bosco, dove volano le libellule e le farfalle, nelle sere di giugno brillano miriadi di lucciole, gli alberi maestosi sono i custodi. Siamo grati alla vita per averci donato la possibilità di prenderci cura di un luogo incontaminato ricco di Prana, di silenzio e abitato da tanti animali!

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